I Rage against the machine, l’onda travolgente del rock.

By Luca.

 

Mi accingo a parlare di uno dei gruppi più importanti della storia del rock. I R.A.T.M. sono uno di quei gruppi che hanno infiammato la terra con la loro musica, travolgendo milioni di menti e generando tanti piccoli cloni. Geniali, innovativi, impegnati socialmente, semplicemente perfetti. Per intuire quello che cerco di trasmettervi, basta ascoltare il loro primo disco: RAGE AGAINST THE MACHINE (non hanno una discografia immensa, in fondo sono stati attivi dal 1991 al 2000 e in questo periodo hanno pubblicato 4 album: 1992  - Rage against the machine; 1996 - Evil Empire; 1999 - The battle of Los Angeles; 2000 Renegades. Inoltre, hanno pubblicato due album live: 1998 - Live & Rare, distribuito solo in Giappone e, nel 2003, The Grand Olympic Auditorium). Tornando al loro primo album, omonimo, mi preme dire che questo non è un disco. E’ una fetta di cuore (almeno del mio cuore). L’album d'esordio fu pubblicato nel lontano 1992. Un mix perfetto di contaminazioni metal, funky ed hip-hop. La loro grande abilità è stata quella di fondere i ritmi del funky, le liriche dell'hip-hop e la violenza del metal. Il risultato? Un raggio fotonico (molto peggio di quelli di Mazinga e Goldrake) fatto di potenza inaudita che ancora oggi folgora chiunque abbandoni le orecchie all’ascolto di questo disco micidiale. Un album che definire perfetto è forse riduttivo. Impossibile non restarne ipnotizzati, già dal primo ascolto. Troppi i suoni travolgenti, le ritmiche incessanti e sincopate, la voce stridula ma avvolgente. Un labirinto di emozioni.  Per un musicista (rock), l’ascolto dei R.A.T.M. può essere letale. Confrontandosi con un modello così perfetto ci si sentirà incredibilmente inutili e fuori posto. Di contro, ponendosi come semplice ascoltatore, avrete l’opportunità di farvi colpire il cuore da una freccia infuocata che non vi ucciderà. Ogni volta che mi sento giù, ogni volta che sono triste, sapete cosa faccio?

Mi siedo sul letto. Inserisco il disco nel lettore cd. Premo play. Spengo la luce. Chiudo gli occhi. E così parte il mio sogno rock, dolcemente duro, tranquillamente isterico. Brani come "Bullet In The Head", "Bombtrack", "Wake Up", "Killing In The Name", "Take The Power Back", scivolano via tra la furia del rock e il ritmo del rap. Il mondo mi sorride.  E se potessi essere una canzone sceglierei di essere, senza alcun dubbio,  Killing In The Name.

Parlare di tecniche di registrazione, di tecnica dei musicisti, di tecniche di composizione, sarebbe, in questo caso, riduttivo. La genialità non risponde a questi canoni, va oltre. In questo disco, oltre la tecnica (e Tom Morello ne è un esempio) c’è qualcosa di più. Un’intuizione superiore. Un istinto irrefrenabile. Un messaggio da sputare su ogni palco con la più classica delle formazioni rock.

Quando appresi la notizia della separazione dei R.A.T.M. mi sentii profondamente deluso. Cercavo le ragioni.  Cercavo di non farne un dramma. Cercavo di rassegnarmi a quella tragedia musicale. Inutile parlare della storia che è seguita alla loro separazione. Troppo grande l’eredità del passato. I R.A.T.M. erano una formula magica, un’alchimia difficile da azzeccare. L’importante è che sia successo. L’importante è riascoltarli spesso. Gruppi così restano fermi nel tempo e nello spazio, come una stella che di prepotenza brilla più forte delle altre. Il rock  ed i R.A.T.M. sono lì. Nella sua luce immensa. Con un disco così non sarete mai più soli. Lasciatevi travolgere dall’onda del loro rock.

Ciao ciao.

Questa è la copertina del disco di cui vi ho parlato!!! La copertina dell'album rappresenta l'immolazione di un monaco (buddista) che si diede fuoco per protestare contro il trattamento riservato ai buddisti, sotto il governo del Vietnam del Sud (filoamericano).

 

I R.A.T.M. sono:

Chitarra: Tom Morello;

Voce: Zack de la Rocha;

Batteria: Brad Wilk;

basso: Tim Commerford.