CINEMA

 

 

Aggiornato il 27-05-2007 ore 23:30

 

Il 2007 sarà un anno da ricordare! Venerdì 1 Giugno esce nelle sale  GRINDHOUSE, il nuovo film di Quentin Tarantino  e Robert Rodriguez, e a breve sarà in vendita il nuovo fantastico disco degli ELIO E LE STORIE TESE !!

Ti stai forse chiedendo quale sia il nesso tra questi due avvenimenti?

No? Allora vai via!

 Ma se un po’ di curiosità ti solletica allora dai una letta a quanto segue!

Riporterò una serie di considerazioni personali sulle molte similitudini che a mio modo di vedere (e non lo ripeterò più che lo penso io e non l’ ho letto da nessuna parte!) accomunano il regista e la band (ancora in attività ) più forti del mondo!! Nel farlo eviterò di tracciare brevi biografie o raccolte dei loro lavori,( per quello allegherò qualche indirizzo dove potrai approfondire l’argomento qualora ti interessi) ma  racconterò la storia di come questi supereroi sono entrati nella mia vita.

 

 

Ermanno Presenta

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                              Quentin e le storie tese 

 

 

 

 

Era un pomeriggio qualsiasi dell’ anno di grazia 1992 , con i miei amici di sempre eravamo rintanati nella “baracca della nonna di Marzio” a giocarci la vita puntandola su una mano di poker o rialzandola per una stoppata finale all’ultima bestemmia. Come al solito le cose per me non andavano  bene, i trucchi scaramantici non funzionavano e la tensione era più spessa e asfissiante della cappa di fumo sovrastante. Non era affatto raro che quegli incontri incominciati con le carte finissero a cazzotti contro porte o a calci contro sedie…

Quella volta a salvarmi fu Luca che con due colpi di clacson mi richiamò dalla bisca e con il sorriso di un bambino che ha appena visto Babbo Natale facendo capolino dal finestrino del Regatone         ( mitico! Grande seconda!)  mi urlò: “Sali! Presto, devo farti sentire una cosa!”

Conoscevo quella faccia, ero pronto per qualcosa di grande.

Se Italo e Max sono stati i primi DJ di Balsorano, Luca, raccolta l’eredità del fratello, è stato sicuramente il più bravo in un tempo in cui i DISCHI si suonavano ancora con le mani , ogni mese se ne dovevano comprare di nuovi e non si poteva fare la spesa da EMULE!

Quel giorno, per l’ appunto, era stato a Sora a fare acquisti in quello che è stato per parecchi anni il supermercato AZ e che aveva un reparto musica niente male ( infatti colui che lo gestiva qualche anno dopo sarebbe diventato uno degli ideatori e organizzatori del Liri Blues!) e sempre aggiornato. Mentre il nostro bassista preferito passava in rassegna i vinili trovando tutto ciò di cui aveva bisogno, la sua attenzione fu catturata da una buffa copertina dove campeggiava quella che poteva essere la versione giocattolo di una mucca frisona con due piedi umani al posto delle quattro zampe. Elio e le storie tese. Mai sentiti. Italyan, Rum Casusu Çikti. Che cazzo di titolo è? Lo prese in braccio (permettetemi di dire così); un doppio vinile, mica un dischetto poco impegnativo! Doppio il disco e doppio il prezzo. Avviso ai parenti testi spinti!! Lo comprò!

 Fu uno dei suoi numerosi lampi di genio per cui io lo amo e lo amerò per sempre.

 Tornato a casa, non aveva ancora finito di ascoltarlo tutto che già lo stava riversando in cassetta per correre da me.      

“Senti che roba! Questi sono dei pazzi furiosi!”

Dovete sapere che per Luca, “pazzo” è un mega complimento.

Passammo il resto del pomeriggio a girare con la macchina rischiando un incidente ad ogni incrocio, ad ogni curva tanto avevamo gli occhi pieni di lacrime  e i crampi alle mandibole dal troppo ridere. Da bambino avevo avuto tra le mani una cassetta degli Squallor con in copertina un’albicocca che sembrava il culo di una bella donna dal titolo Tocca l’albicocca. Fu quella la prima volta  ( Pino Daniele a parte) che ascoltai canzoni con parolacce e volgarità varie.

Con Elio era diverso, si capiva subito. La prima volta che ho sentito Essere donna oggi ho avuto sensazioni floydiane inequivocabili : i peli delle mie braccia non mentono mai, erano in standing ovation! Quelle canzoni, che faticavo ancora a considerare di pari dignità delle altre che ascoltavo, mi piacevano davvero tanto e continuavano a farmi ridere anche dopo, quando imparate le parole a memoria l’effetto della battuta dovrebbe scemare, per il fantastico incastro fra testi scanzonati          ( ancora non capivo quanto geniali) e musiche magnifiche arrangiate alla perfezione e suonate mostruosamente bene; i fattori si mettevano in evidenza reciprocamente.

                                                                                                             

Giunse il 1996 e con esso la più bella edizione di San Remo che io ricordi: sul palco Elio e le storie tese con La terra dei cachi. Quattro esibizioni fantastiche tra braccia finte, parrucchini veri, versioni da un minuto (55 secondi per la precisione) dell’intero brano e la vera originale divisa dei Rockets per un finale che li ha visti derubati, al secondo posto, dietro la casa discografica di Ron.

Io e Luca eravamo ancora una volta in macchina (forse la Civic?) con il nuovo lavoro degli ELIO,

Eat the Phikis, alla ricerca della stessa magia della prima volta, ma non fu così. Sì, il disco era bello, ma Italyan, Rum sembrava irraggiungibile, in un altro pianeta. Mancava qualcosa  ma non sapevamo cosa, erroneamente la cercavamo nel disco e non potevamo trovarla. Così con Elio  e le storie tese mi raffreddai: quando passai dalle cassette ai cd loro non c’erano più. Luca comprò Craccracriccrcr nel 1999 e Cicciput nel 2003, ma tutti e due pensavamo si potesse vivere bene anche senza ( minchia! È come fare outing!).

 

Poco prima che il Novecento ci abbandonasse per sempre, in un altro pomeriggio che mai più dimenticherò ero a casa di Massimiliano e con noi c’era anche Edi. Ordine del giorno  la visione in videocassetta di Assassins, the natural born killers di Oliver Stone. Mentre davamo decise ciucciate alle nostre rispettive bottiglie di birra, Massi infervorato mi dava delle dritte sul film che stavamo per vedere : “ Ermanno, è bellissimo, sono due giorni che ce l’ho e l’ ho già visto tre volte!”

Anche Edi lo aveva già visto e non vedeva l’ora di rivederlo. La loro energia mi contagiò anche se mi sembrava strana tutta quella eccitazione per un film.

 Pronti, via! Fin dalle prime scene fui rapito: le immagini, le musiche le situazioni assurde, la violenza e l’ironia, l’ atmosfera e tutti quei personaggi , tutti importanti e tutti probabili protagonisti. Alla fine, quando finì, mi sentivo diverso, più vissuto, oserei dire sverginato. Mentre tenevo  ancora addosso tutto il peso del film gli altri due reinterpretavano buffe versioni delle scene migliori, poi Massi rivolto verso di me disse: “Sai di chi è la sceneggiatura di questo film?”  Come ridestato da un sonno leggero dissi no con la testa. “ Quentin Tarantino!” e Edi: “ E si vede!!”. Quel nome non mi era nuovo, Pulp Fiction era già uscito e aveva travolto tutto il mondo, ma io ero voltato da un’altra parte e non me ne ero accorto. Comunque quel giorno scoprii il cinema, o meglio un certo tipo di cinema. Natural Born divenne il mio film preferito e non perdevo occasione per rivederlo,  ogni volta notavo particolari che mi erano sfuggiti nelle visioni precedenti, facevo associazioni di idee nuove, imparavo la colonna sonora e le battute dei personaggi. Per me i film non erano più una storia da una botta e via, ora me ne innamoravo e ci facevo l’amore! Così fu la volta di Paura & Delirio a Las Vegas di Terry Gilliam che resta tuttora il film che ho visto più volte.

Nel 2001 fu proprio la  neonata passione cinematografica a far sì che la mia strada tornasse ad incrociare quella del  mio compagno di banco nonché migliore amico ai tempi delle scuole medie!  Attilio infatti, fra i suoi mille interessi  era diventato anche regista (allora aveva già due cortometraggi all’attivo) cominciava proprio in quel periodo ad avvicinarsi al teatro ( come attore, intendo ) e cosa più importante per me, teneva una rassegna di cinema d’essai presso un saletta nella cattedrale di Sora. Grazie alla sua lodevole iniziativa  potei vedere un gran numero di film tutti selezionati da lui e potevo ogni volta approfondire la visione con i suoi commenti e le sua esperienza.   Una sera mentre io gli tessevo le lodi di Natural Born lui mi chiese se avessi mai visto Pulp Fiction : “ Nòo, Ermà, mannaggiaddue! Ti stai perdendo un mondo bellissimo! Quentin Tarantino è un genio fantastico!” Nonostante la zecca che il mio amico mi mise nell’orecchio dovette passare ancora un anno prima di fare la conoscenza del genio; nel frattempo mi ero innamorato di Barbara e non ce n’era per nessuno.

La condivisione delle nostre rispettive passioni ci arricchì vicendevolmente: mentre io le davo i Pink Floyd lei mi faceva scoprire i Led Zeppelin, io le facevo ascoltare gli Ac Dc e lei mi portava i Beatles ecc. finché scoprimmo anche di amare tutti e due un certo tipo di  cinema: “ Pulp Fiction? L’ho visto, ma in un periodo in cui non ero molto attenta ai film, mi piacerebbe rivederlo.”

Fu un viaggio indescrivibile! Come indescrivibile è la trama del film. Quale trama? Quale film? Chi lo ha visto mi può capire, chi non lo ha visto lo vada a vedere e chi nonostante tutto non mi capisce lo vada a rivedere!!

 Ci sono due modi per approcciarsi a un film di Tarantino:

 o ci si sbomballa (con qualcosa di legale, per carità!) e ci si lascia travolgere e sconvolgere dal film oppure lo si segue con penna e taccuino in mano per annotarvi le centinaia di particolari disseminati nella pellicola. Io prediligo il primo sistema per quanto riguarda la prima visione per poi passare al secondo nelle visioni successive per poi ritornare al primo una volta che il film lo ho digerito e assimilato fin dentro cellule del mio corpo. Nel giro di un mese io e Barbara colmammo la nostra conoscenza tarantiniana noleggiando e poi comprando gli altri due film e un quarto ( nel senso di ¼!) direttamente girati da Quentin: Le Iene ( il suo fantastico esordio alla regia, un film a basso budget che ha sconvolto e stravolto per sempre la storia del cinema ) Jackie Brown e il quarto episodio di Four Rooms, dove si rinnovava la collaborazione con il suo fraterno amico regista Robert Rodriguez .

 Poi successe una cosa fantastica! Eravamo, io e Barbara, nel pieno della nostra fase tarantiniana che al cinema danno Kill Bill vol 1 e poi 8 interminabili mesi dopo Kill Bill vol 2. Quella volta ho capito due cose importanti:

 la differenza fra vedere un buon film al cinema o a casa  è la stessa che c’è fra vedere una belva nel suo habitat naturale ( pensa a un leone nella savana che rincorre afferra e sbrana una gazzella, sì proprio quella che doveva correre di più! ) o allo zoo ( pensa al nostro leone in gabbia che mangia mesto una misera bistecca! ), la stessa che c’è fra ascoltare il tuo gruppo preferito da un cd nello  stereo ( più o meno buono che sia ) o dal vivo nello stadio! Per questo ti dico che Kill Bill 2 lo ho visto al cinema tre volte, due le ho pagate e la terza ci siamo imbucati, io e la mia Uma !

Ho imparato anche che un grande film è sempre il prodotto di un grande regista. Da tempo ormai non bado più tanto agli attori; per me un Film è di…, non con…. Venero Tarantino, adoro Kubrik , Gilliam, Burton, Almodovar , Rodriguez, mi piace Salvatores e spero molto in Infascelli. Anche gli attori fanno la loro parte, ma per me sono come strumenti musicali, uno Stradivari nelle mani di un mediocre violinista non vale neanche la metà di un mediocre violino nelle mani di Paganini. Naturalmente il massimo è l’accoppiata Paganini-Stradivari e quando ciò accade è l’apoteosi.

 

Sono perfettamente consapevole del fatto che sono uscito fuori tema, nelle mie intenzioni iniziali c’era un articolo più snello e in pratica non sono ancora arrivato al nocciolo della questione, ma per te, lettore, che sei giunto fino a qui c’è una cosa importante che mi preme dirti:

 durante le proiezioni di certi film ( tipo quelli di Q.T.)  NON SI MANGIANO LE POP CORN !!

Vedi entrare uno in sala con il barattolino in mano e già capisci che lui del film non capirà un cazzo, non è la sua sala quella lì, qualcuno dovrebbe indicargli la sala di Vacanze di Natale o di Pasqua o un bel Moccia, perché no? Non mi preoccupo della sua ignoranza, ma sentire rosicchiare e succhiare fra i denti durante la proiezione di un Film ( con la F ! ) che assorbe il 100% della mia ram cerebrale ( e non basta!) che aspettavo da mesi (  da un trafiletto su qualche rivista o sito specializzato al grande schermo a volte passano anche anni!) è una cosa che mi manda in bestia e  mette in serio pericolo l’ incolumità del deturpatore. Chiusa parentesi.

 

È stata proprio la approfondita passione per il cinema di Quentin Tarantino ad allargare la mia mente e a farmi ripensare da un diverso punto di vista al lavoro di una band milanese molto divertente. Era Ottobre del 2004 e già l’autunno ci moriva addosso quando parlai a Barbara degli Elio e le storie tese: “Italyan Rum è un disco bellissimo, sono quasi dieci anni che non lo ascolto ma mi ricordo che ci stavo in fissa! Acquistai anche l’album successivo, ma non era all’altezza di quello…anche se Il Burattino senza fichi era davvero bella; e T.V.U.M.D.B. è la canzone con Giorgia più bella che conosca, ahhh e poi Mio Cuggino sentissi che pezzo fusion!  Poi c’è Gli Immortacci, geniale; ahhh!!! Poi c’è Tapparella! Sicuramente la più bella canzone degli Elio!”

“ Cavoli!” disse Barbara con il suo sorriso furbo “ Praticamente mi stai dicendo che è un disco bellissimo, perché premettevi che non è all’ altezza?”  Già, perché ? La risposta non sapevo ancora darla quella sera, ma ormai il meccanismo si era avviato e gli Elio stavano per reirrompere nella nostra vita per non lasciarci mai più.

Di lì a qualche giorno Barbara sconvolse il corso degli eventi della mia vita facendomi una gradita sorpresa : Italyan, Rum Casusu Çikti a cd!

Premetto che se c’è qualcuno che di musica ne capisce veramente questa è Barbara. Da quando divido la mia vita con lei ho ampliato di molto il mio panorama musicale, prima ero un po’monotematico e prevenuto ( soprattutto con i gruppi francesi! ) ma grazie a lei ho capito che bisogna aprirsi a tutte le nuove esperienze e lasciar giudicare ai nostri gusti più segreti, che spesso sono molto diversi da quel che crediamo. Quello che cerco di dire è che a quell’ incontro  con Elio quella sera ci arrivai preparato e in forma come Rocky nel suo secondo match contro Mr T !

Altra cosa molto importante era l’impianto stereo nella mia Stilo, molto diverso e più performante di quello a cassette che avevo nella Uno dieci anni prima!!

 

 

                                                                                                                   

 

Rocky : Hei, fusto! La vuoi sentire una nuova?”

Figlio di Rocky: “Sì, perché no.”

Rocky : “Toc toc…”

Figlio di Rocky: “ Chi è?”                                                        

Rocky: “Un merlo che fa mè!”

Figlio di Rocky: “ Come un merlo che fa mè!”

Rocky: “ Beh, se la mucca fa mù allora il merlo deve fare per forza mè!”

Figlio di Rocky: “ Ah! Ah! Ah!! Chi te l’ha raccontata?”

Le Mystère des voix bulgares: “Eeeeliiooo e le storie Elio e le storie tese”

 

Piangevo allora, e piango ancora oggi che rivivo quel momento, non solo i peli delle braccia , ma una pelle d’oca su tutto il corpo che faceva quasi male tanto mi faceva bene. Ero come un flipper con tutti gli special accesi e la campanella che suona a record battuto. Dio mio, che libidine!

Fino a quel momento parlando degli Elio avrei detto che mi piacevano perché erano liberi di esprimersi utilizzando tutte le forme della musica, non avendo vincoli discografici perché autoprodotti , nessun cliché a cui conformarsi. Li giudicavo DADAISTI volendo significare che si lasciavano guidare dal caso più che dalla ragione, fantasia al potere! Ma nella full immersion elica in cui sprofondai dopo quella sera ebbi modo di recuperare e divorare tutto il loro immenso repertorio,( quando incisero il loro primo singolo avevano già dieci anni di carriera alle spalle e i bootleg registrati a presa diretta su cassetta nei loro concerti giravano in tutto il nord Italia) e mi resi conto di quanto infelice fosse l’espressione DADAISTA riferita a loro!

 

 Due fisse alloggiavano nella mia mente: Quentin e le storie tese. Per un po’ li ho tenuti in camere separate, stando bene attento affinché non si disturbassero vicendevolmente, la mia testa è piccola e sulla fronte il cartello recitava: “completo”. Ma più servivo e riverivo i miei ospiti e più mi accorgevo di quante abitudini avessero in comune, di come si assomigliassero!

Quentin Tarantino è quello che in gergo americano si definisce un nerd, diciamo una specie di maniaco fissato su un argomento ( il cinema) che se non avesse fatto di questa mania la fonte del suo talento geniale sarebbe stato forse condannato all’emarginazione e alla solitudine: quale americano (o terrestre!) uscirebbe a mangiare un hot dog con un tizio che ti parla ininterrottamente per  ore di sconosciuti film di seri B italiani, coreani o francesi, armeni o indiani cinesi o russi, o di una certa Barbara Bouchet con la stessa espressione dei pastorelli che raccontarono il loro incontro con la Signora di Fatima? Io no.

Dal canto loro gli Elio hanno la stessa preparazione per quanto riguarda la musica, nazionale e internazionale, con conoscenze che non si soffermano su generi o  periodi, ma è davvero globale.

Nel loro repertorio c’è tutto, dalla musica classica alla  rave music.

Ad accomunare i miei due eroi è il loro modo di lavorare, più precisamente il loro momento creativo. Da sempre penso che per dar vita ad una forma d’arte c’è bisogno di una sensibilità particolare unita ad una capacità tale da  aprire delle porte tra realtà e fantasia in modo da lasciare un ingresso perpetuo  anche per la moltitudine di persone che hanno la stessa sensibilità ma non la stessa capacità. Penso ad Omero che chiede aiuto alle muse, a Vasco che scrive poesie nonostante lui. Penso che l’ originalità sia alla base di ogni nuova opera d’arte. Ma sia nei film di Q. che nei dischi di E. il concetto di originalità assume una valenza nuova e molto particolare.

In un film di Q. è facile riconoscere l’influenza, accenni, citazioni e riferimenti di varia natura e su vari livelli di altri 100 o 200 film! Stesso discorso per le canzoni di E.! Non si tratta mai di un copia-incolla o di collage rappezzati, no! Il prodotto che ne consegue è nuovo e originale in tutto e per tutto. I riferimenti e le citazioni varie sono sempre funzionali all’opera e mai strutturali. Non c’è nulla di rubato e nascosto, ma tutto è così armoniosamente aggregato che tende a mimetizzarsi.

Il vero limite di un’opera così genialmente realizzata risiede nella testa ( intesa come insieme di cultura esperienza e sensibilità) di chi si rapporta con essa. Tutta la musica che ho ascoltato e amato e non , la ritrovo nelle opere degli Elio e le storie tese, e grazie a loro ho avuto gli stimoli per capire ed amare artisti molto distanti come potrebbero essere il Quartetto Cetra  e i Beatles. Ho capito che come mi disse Luca, la musica si divide in bella e brutta e, aggiungerei  che serve tutta.

Conosco molta più musica che cinema, ma guardando Kill Bill ho visto Sergio Leone, Hitchcock, Bruce Lee e Bud Spencer & Terence Hill , La notte dei morti viventi e tanti altri non ne ho riconosciuti perché non li ho mai visti. Kill Bill è un grande tributo al cinema degli anni 70, anzi a un certo cinema.

Un altro punto di contatto fra il genio e i pazzi nel loro modo di lavorare è il frequente uso della parodia e l’ utilizzo dei  personaggi parodiati, parodianti. Mi spiego.

In Jackie Brown Tarantino realizza un film di genere (genere black) ispirandosi a una serie di telefilm degli anni ’70; bene, Jackie è interpretata proprio da Pam Grier che era la protagonista di quei film. Lo stesso criterio sta alla base della scelta di David Carradine ( Kung fu ) e di numerosissimi altri interpreti di Kill Bill.

Negli Elio e le storie tese questa caratteristica è molto più evidente: le varie e numerosissime guest star che impreziosiscono le loro opere ( Riccardo Fogli, Paolo Limiti, Enrico Mentana, Diego Abatantuono, Max Pezzali, Giorgia, I Nomadi, James Taylor…ecc ecc) sono lì sostanzialmente, a prendersi per il culo da soli, a fare la parodia di se stessi.

Nei film di Quentin alcuni nomi (Uma Thurman, M.Madsen, S.L. Jackson Harvey Keytel) sono molto di più che portafortuna o attori ideali e prima o poi tornano sempre, perché ormai si identificano nel genere e ogni volta, rivedendoli, è come continuare un discorso mai concluso.

Tale e quale a ciò che accade con Claudio Bisio e Enrico Ruggeri nei dischi degli Elio.

Ancora: tutti e due fanno sfoggio di una tecnica sopraffina , in molti casi oserei dire irraggiungibile,

utilizzata per confezionare prodotti che l’opinione generale più diffusa considera “minori”, prodotti

disturbanti, spesso etichettati come contro la morale, volgari o inutili. Fanno lo stesso uso dell’ironia, con tutti e due mi ammazzo dal ridere!

Entrambi (per la notorietà universalmente riconosciuta la cosa è più evidente per Tarantino) sono condannati all’incomprensione. Hanno un seguito di gente che non capisce nulla o quasi della loro arte.

Molti guardano i film di Q. solo per la violenza e l’estrema crudezza di alcune scene, vedono il sangue, gli occhi strappati dalle orbite o il cervello disseminato sul lunotto posteriore,il linguaggio triviale. Tarantino dice che costoro sono come chi vede solo alberi e non riesce a vedere il bosco a cui questi alberi appartengono. Mi è successo, durante la proiezione in sala di Kill Bill, di ridere a crepapelle…DA SOLO! e di essere guardato dagli altri come se fossi un sadico o un maniaco! Praticamente gli altri stavano guardando gli alberi, io mi perdevo allegramente e fottutamente nel bosco, a sognare.

Forse ti starai chiedendo: “Come faccio a credere che non sei un fottuto maniaco sadico del cazzo?”

 Ci sono poche cose di cui vado fiero e mi vanto, una di queste è che durante la prima visione di Kill Bill vol1, in un momento assurdo del film, IO ho anticipato una battuta!!! E vi assicuro con i film di Q. è una vera prodezza!

In Eat the Phikis  gli Elio  attraverso una scenetta, siparietto ironico tra due brani (intermezzo Yo-yo ) affermano lo stesso concetto (dell’albero e del bosco) a modo loro. Il succo è che molti conoscono gli EELST solo per le parolacce e le provocazioni contenute nelle loro canzoni, li etichettano come “demenziali” per considerare “non demenziali”ad esempio, brani prigionieri dell’eterna partita a ping pong fra cuore e amore.

 

Prima di concludere vorrei aggiungere un’ultima cosa. Dato che Tarantino è molto più famoso degli Elio e le storie tese, ho spesso rapportato l’arte dei musicisti a quella del regista, ma in verità sarebbe stato più giusto fare il contrario, dato che quando Elio,Faso,Rocco,Christian,Cesareo e il compianto Feiez erano già leggende nei cuori di pochi fortunatissimi lombardi che se li andavano a sentire per i locali, il grande genio del cinema era ancora un commesso in una videoteca.

 

 

Per saperne di più consiglio:

http://www.marok.org/index.htm

Centraldocinema:recensioni cinema e film.Trash:Edwige Fenech,Laura Antonelli.Recensioni Festival

www.grindhousemovie.net/